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Vivere senza supermercato

Esiste un'alternativa al modello di consumo fondato sull'egemonia del supermercato, con il suo corollario di code snervanti, imballaggi superflui, prodotti inutili, dannosi e inquinanti? Secondo Elena Tioli, autrice del libro "Vivere senza supermercato. Storia felice di una ex consumatrice inconsapevole" (Terra Nuova Edizioni 2017), l'alternativa non è soltanto possibile ma anche salutare, facile e piacevole. Senza supermercato, ovvero senza le logiche della grande distrbuzione, dello sfruttamento del lavoro e della promozione di bisogni indotti, si può vivere privilegiando, al contrario, produttori e distributori locali, gruppi d’acquisto, negozi dello sfuso e l'autoproduzione.
Vivere senza supermercato significa entrare in relazione diretta con i produttori, conoscere l’origine e le tecniche di lavorazione dei prodotti, informarsi sulle conseguenze di ciò che si consuma. Significa, dunque, fare una spesa ecologica e consapevole, cambiare stile di vita e dare un valore alt(r)o ai propri gesti.
Parola di un'ex consumatrice inconsapevole che ha rivoluzionato il proprio modo di vita e ha deciso di dimostrare, con la sua testimonianza, la possibilità concreta di un auspicabile cambiamento collettivo.

Il libro, disponibile nella nostra bottega di via Camillo Randazzo 28 a Palermo, può essere acquistato anche in formato digitale per Tablet, Smartphone e Pc nel sito dell'editore. Invitandovi alla lettura integrale del testo, di seguito riportiamo il prezioso decalogo proposto da Elena Tioli in una bella intervista pubblicata da Terra Nuova. Dieci consigli per una spesa consapevole e sostenibile.

Il decalogo del consumatore consapevole

  1. Mettiamo in discussione le nostre abitudini: basta con “fanno tutti così”. Apriamo gli occhi e poniamoci domande. Poi prendiamoci ogni giorno le nostre responsabilità e iniziamo a dare il giusto valore ai nostri acquisti.
  2. Impariamo a leggere l’etichetta. E se è lunga, piena di sigle strane e nomi incomprensibili, o se i nomi si conoscono e non lasciano intendere nulla di buono, riponiamo la merce e andiamo oltre. C’è sicuramente un’alternativa più semplice, sostenibile e salutare. E se non c’è, di certo esiste il modo di farsela.
  3. Boicottiamo le marche e i prodotti che arrivano da zone in cui non sono garantiti i diritti dei lavoratori; che nascondono le proprie origini; che hanno percorso migliaia di chilometri prima di arrivare a noi; il cibo spazzatura; la frutta e la verdura fuori stagione e quella coltivata con pesticidi; le merci con molti imballaggi e quelle supportate da pubblicità ingannevoli.
  4. Riduciamo o eliminiamo i derivati animali e soprattutto quelli provenienti da allevamenti intensivi.
  5. Autoproduciamo: per generazioni l’umanità è andata avanti grazie all’arte del saper fare. Autoprodurre, riparare, riciclare, creare sono sinonimi di indipendenza e libertà. Oltre che di responsabilità.
  6. Privilegiamo le materie prime e i prodotti sfusi (ormai sempre più negozi hanno distributori alla spina e offrono la possibilità di riutilizzare i contenitori).
  7. Scegliamo la filiera corta e il contatto diretto con i produttori. Instauriamo rapporti di fiducia e guardiamoci in faccia.
  8. Compriamo biologico: che non necessariamente significa certificato bio. Grazie alla filiera corta, ai Gas, agli spacci contadini e ai mercati, il biologico oggi può essere alla portata di chiunque: sporco di terra, con una lumachina attaccata o dentro una cassetta riciclata. Buono, sano e con un prezzo congruo, in grado di ridare dignità al lavoro di chi lo produce.
  9. Pensiamo al nostro benessere. Se adottiamo pratiche sane e buone, il nostro corpo e la nostra mente ce ne saranno grati. Liberiamoci dai falsi bisogni indotti da marketing e pubblicità, torniamo ad ascoltarci e a scegliere ciò che ci fa star davvero bene.
  10. Riscopriamo il senso di comunità. In una società basata sul consumismo e sull’individualismo, ristabilire legami tra le persone, conoscersi direttamente, far parte di gruppi d’acquisto, incontrare i produttori, ricominciare a fare e a scambiare cose e saperi può essere davvero appagante, utile, rivoluzionario.