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Buono e giusto: il cioccolato biologico, equo e solidale

Il mercato del cioccolato vive oggi una contraddizione all’apparenza irrisolvibile: all’aumento progressivo del consumo (+32% negli ultimi dieci anni) corrisponde infatti una significativa diminuzione della produzione dei semi di cacao (-3,7%), con un deficit di approvvigionamento stimato in 160.000 tonnellate (dati ICCO - International Cocoa Organization), le cui ragioni sono facilmente individuabili, come in altre occasioni, nello sfruttamento eccessivo delle risorse e nei cambiamenti climatici: secondo il Grantham Research Institute on Climate Change, negli ultimi quarant’anni i terreni adatti alla coltivazione del cacao sono diminuiti del 40%, e se nell’immediato futuro la temperatura, seguendo l’orientamento attuale, dovesse continuare ad aumentare, l’ambiente rischierebbe di diventare troppo secco e inadatto alla vita della pianta. A ciò si aggiunge un mercato del lavoro che non garantisce redditi dignitosi per i coltivatori e che sovente fa uso di manodopera minorile: ancora nel 2009, circa 230.000 bambini sono stati impegnati, spesso in condizioni di schiavitù, nelle piantagioni della Costa d’Avorio e del Ghana.

L’unica possibilità di inversione di tale tendenza critica è offerta, ancora una volta, dal commercio equo e solidale, che garantisce giusti guadagni ai produttori e condizioni dignitose di lavoro, e al contempo elimina le intermediazioni tradizionali del mercato convenzionale sostenendo, al contrario, progetti di autosviluppo come le cooperative di agricoltori. Il tutto, ovviamente, all’insegna della difesa dell’ambiente, delle colture e delle culture locali e della biodiversità.

Nel vecchio continente, in una cornice di positivo avanzamento del commercio equo (con un fatturato record, nel 2005, di 660 milioni di euro), la belga Belvas, vincitrice, fra i numerosi premi, della competizione "micro-società più verde d'Europa”, è all’avanguardia per ciò che riguarda la valorizzazione delle coltivazioni sostenibili di cacao e lo sviluppo del commercio equo e solidale. Il cioccolato Belvas espone infatti il marchio di qualità Fairtrade “Max Havelaar”, a garanzia della natura equosolidale dei prodotti, e nasce dalla collaborazione con cooperative attive in Perù, Ecuador, Santo Domingo ma anche in Madagascar, dove vengono realizzate alcune confezioni. Un’esperienza che va nella direzione di una produzione altra che tenga insieme sostenibilità, giustizia sociale e cultura del gusto; lo stesso percorso di chi si impegna, a vari livelli, nella distribuzione e nella promozione dei prodotti biologici ed etici, della loro storia e dei loro eccezionali sapori, come Macondo, dal 1993 sinonimo, a Palermo e in Italia, del commercio equo e solidale.